A quel tempo su Wupland la vita trascorreva tranquilla e serena e i W- men si dedicavano alle loro attività lavorative.
Ma come – direte voi – i W-men lavorano?. Come ogni supereroe che si rispetti i W-men avevano una vita "quotidiana" e una doppia identità, che vivevano seguendo i valori e i precetti di Wupland, ma talvolta celando al meglio i propri superpoteri.
L'Uo-Morani lavorava in un'agenzia di animazione e forniva informazioni e consigli ai giovani che volevano intraprendere la difficile carriera dell'animatore. Il suo motto era: "fa sempre qualcosa che renda indimenticabile la tua performance" ed era solito far seguire a tale motto il racconto di come persino i colombi si ricordassero perfettamente di una sua performance catanese.
Silver Sola si occupava di trasporti espressi, Rugger'One faceva il promoter per una azienda che produceva birra e per passatempo aggiornava gli archivi storici intergalattici, Nostar Por faceva il regista, lo sceneggiatore e l'attore, Bibo W/T dava ripetizioni di musica (ma solo ai ragazzi, su cortese invito di Arianna), Spider Max riparava i telepass. Speedy Cry gestiva una mensa per i poveri e sorprendentemente riusciva a sfamare un numero spropositato di persone ogni giorno, Cicciodinonnapapera faceva i test di resistenza dei materassi, O'Beach gestiva una scuola di buone maniere per ricchi rampolli di nobili famiglie (Metodo e disciplina, era lo slogan della scuola)e aveva inventato un circuito convenzionato con "fidelity card" che offriva dei vantaggi a coloro le quali aderivano all'iniziativa (la carta Amiche di O'Beach), Hannibal era un collaudatore di porte, Psycho costruiva "polemiche" dal nulla e lavorava nel tempo residuo al Cepu.
Il Principe, fedele al suo animo nobile, comprava "buone azioni" per gli altri, troppo occupati nel quotidiano rincorrere il successo per potersi fermare a valutare se un'azione era buona o cattiva.
Non era un lavoro facile sia per la mancanza cronica di buone azioni sia per la loro redditività a lungo termine. Le buone azioni, si sa, non pagano mai nell'immediato, ma questo concetto era molto difficile da far capire a coloro che si erano affidati alle capaci mani del Principe Sirenetto: se c'era qualcuno nell'universo in grado di identificare una buona azione questi era certamente lui.
Il periodo purtroppo era difficile: tra guerre grandi e piccole, malavita, mala politica e tutto quanto di male si possa immaginare, trovare una buona azione era diventato un problema.
Ma il Sirenetto prendeva il suo lavoro molto sul serio, forse di più del suo ruolo di supereroe: si era impegnato a reperire un certo numero di buone azioni di ottima qualità per un cliente molto importante (per lui tutti lo erano, ma questo era un primus inter pares") e non intendeva mancare alla promessa.
Decise allora di esplorare altri mercati e di farlo da vicino. Corse da Rugger'One la cui conoscenza dell'universo era sconfinata e lo trovò in cordiale conversazione con Bibo T/W. Li salutò e chiese: "Rugger'One, mio mentore, tu sei colui che mi ha aperto all'esperienza del fluidus morettus, dimmi secondo te qual è il posto in cui posso trovare delle buone azioni? "
Rugger'One e Bibo T/W si guardarono e dissero: "in questo periodo si disputa un torneo molto importante in quel luogo della Terra che gli umani chiamano Oceania, secondo noi è lì che potrai trovare delle buone azioni".
Il Sirenetto ringraziò i due W-men, corse a casa, prese lo stretto necessario (canottiera, calzini bianchi, mutande a falda larga e spazzolino da denti) baciò La Perla e partì alla ricerca delle buone azioni.
Giunto in Oceania iniziò il suo pellegrinare: era una terra meravigliosa, piena di gente di tutte le specie, la natura trionfava dappertutto e il paesaggio assumeva le connotazioni più svariate.
Sembrava di essere in una di quelle oasi spazio – temporali che il Sirenetto aveva visitato durante le sue missioni con i W-Men.
A rendere il tutto ancora più unico vi erano le comitive di persone che si erano recate li per seguire il famoso torneo di rugby. Un vero
spettacolo: il Sirenetto si rese conto che stava per immergersi in un bagno di cultura e tradizioni difficilmente rinvenibile in un unico luogo. Era certamente il solo posto dove "scoprire " delle buone azioni.
La prima buona azione gli capitò quasi inconsapevolmente: si recò, da solo, dopo qualche giorno passato a girovagare per l'enorme continente, a vedere una partita tra l'Italia e la Nuova Zelanda:
mentre si dirigeva verso lo stadio , in mezzo a quella folla di gente di tutte le razze e di tutti i colori, sentiva crescere dentro di se la voglia di dar voce alle minoranze, di qualunque genere fossero.
Del resto quella commistione di gente che aveva, ciascuna a modo suo, il modo e l'occasione di far sentire la propria voce, gli indicava la via. Senza indugio capì che quella era una buona azione: dar voce alle minoranze linguistiche, far assurgere, anche solo per un attimo, un dialetto a lingua mondiale, portare in mondovisione una tipica espressione di gioia "dialettale".
E così fece: senza indugi trovò un pezzo di cartone, prese un pennarello e vi scrisse sopra una breve, ma incisiva, lode alla femminilità e alla gioia, in una lingua che spesso aveva sentito utilizzare al suo amico Psycho. E sventolò il suo stendardo davanti alle telecamere e in un attimo, che a molti che conoscevano quella lingua (perché di questo si tratta) sembrò un'eternità, tutto il mondo lesse "VIVA U PACCHIU" chiedendosi cosa significasse e chi fosse l'autore del messaggio.
Quella era la prima buona azione: finalmente un popolo che era passato alla storia solo unicamente per le piaghe che flagellavano la sua terra, una sopra a tutte, vedeva riconosciuta a livello mondiale la dignità e l'incisività della sua lingua.
VIVA U PACCHIU, che suono meraviglioso emanava da queste tre parole.
Il Sirenetto si sentì soddisfatto del suo lavoro.
E continuò nella sua ricerca: il clima del campionato, per quanto duri fossero gli scontri in campo, era permeato di un calore,di una stima reciproca tra i sostenitori delle varie squadre da sembrare quasi amore universale. E fu li,in quel trionfo di buoni sentimenti, dove ciascuno si sentiva libero di esprimere ciò che sentiva dentro, di attestare al proprio avversario il rispetto e la stima che nutriva nei suoi confronti, dove ognuno era sincero nel riconoscere il valore di colui che l'aveva appena sconfitto o che era stato appena sconfitto, che il Sirenetto trovò la seconda buona azione. Sempre in occasione di una partita dell'Italia, che aveva eletto a sua "nazionale del cuore" da quando una mattina si era svegliato con la faccia tricolore a causa di uno strano eczema tipico di quelle parti del mondo, egli scrisse, sul retro del pezzo i cartone utilizzato la partita precedente, il suo grido d'amore per la donna amata: "MARIANNA TI AMO" lessero stavolta tutti coloro che scrutavano la folla sugli spalti alla ricerca del messaggio del Sirenetto "MARIANNA TI AMO".
In questo mondo in cui tutti nascondevano dentro di sé i propri sentimenti, soprattutto quelli forti e profondi, dove esternare l'amore e la dolcezza era additato come simbolo di debolezza, quella era certamente una grande e buona azione.
Il Sirenetto era a metà del cammino: erano quattro le buone azioni che si era impegnato a trovare.
La terza la trovò quasi per caso: il suo eczema non gli dava tregua, la sua faccia tricolore lo rendeva riconoscibile a tutti, e la sua affabilità e le sue doti di comunicazione lo rendevano simpatico senza alcuna fatica. Una sera, in un pub, disse una frase ""Quando tutto va di m..., quando credete che stia per arrivare la fine del mondo, rilassatevi, prendete una cartina del mondo ed osservatelo bene: vi renderete conto che non e' rotondo, ma ovale!" Un anziano signore, che lo aveva scambiato per un giocatore della nazionale italiana, lo abbracciò quasi in lacrima dicendogli "Grazie ragazzo.
Era quello che tutti noi stavamo provando e che non riuscivamo ad esprimere. Ci sei riuscito tu". E il Sirenetto, in quell'istante, capì che una buona azione era non togliere a qualcuno l'illusione, anche a costo di dire una piccola innocua bugia. E così non negò il suo essere un "italian international" e lasciò che quell'anziano signore godesse il sapore buono di quello che aveva appena vissuto.
Ed eccolo lì, il giorno dopo, alla ricerca dell'ultima buona azione:
sentiva la lontananza della sua amata, sentiva il richiamo di Wupland e prese carta e penna e scrisse ai suoi compagni di avventura di tutte le cose meravigliose che aveva visto e vissuto, scrisse loro come sarebbe stato bello se con lui, nelle varie occasioni, ci fossero stati gli altri W-men, disse ad O'Beach che la sua presenza sarebbe stata fondamentale in occasione di una "gara canora", che l'haka degli All Bluff non era la stessa cosa eseguita in solitudine trasmise loro la voglia di averli accanto. E quando ebbe concluso scoprì che con la fine della lettera era giunto anche alla fine del suo viaggio, perché aveva trovato la quarta buona azione, quella che gli mancava: condividere con gli altri quanto di bello ci sta capitando e stiamo vivendo.
Soddisfatto mise in busta la lettera, la imbucò, raccolse i bagagli e la biancheria sporca (che erano ormai la stessa cosa), volse lo sguardo per l'ultima volta verso la terra che tanto lo aveva gratificato e spiccò il volo.
Giunto su Wupland fu accolto da una grande festa a sorpresa organizzata da O'Beach per il suo ritorno, durante la quale accaddero cose che voi umani non avete mai visto, ma questa,si sa, è un'altra storia.