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Molte
lune erano passate da quando i W-men erano entrati in azione l’ultima
volta.
La loro famiglia si era incredibilmente accresciuta, i supereroi
amanti del rugby erano giunti numerosi e si erano distinti, ciascuno
con le proprie caratteristiche, in eroiche imprese.
Il
Professor W passeggiava lungo la spiaggia quando i suoi occhi
caddero su uno scrigno mezzo sepolto dalla sabbia.
Lo tirò fuori, lo aprì e vi trovò dentro un diario, inumidito dall’acqua
salmastra, ma perfettamente leggibile.
Senza
esitazione si diresse verso casa. Entrò. Accese la luce, si sedette
e iniziò a leggere.
Sulla prima pagina c’era scritto”Le mie prigioni” seguito da una
firma, scolorita, ma intelligibile “Tanu Pellico”.
Il Professore, roso dalla curiosità si immerse nella lettura.
“Affido questo diario allo scrigno cosmico che mi è stato donato
da un compagno di cella. Scrivo la mia storia nella speranza che
altri innocenti non debbano subire ingiustizie come la mia”.
Il Professore realizzò che lo scrigno era giunto su Wupland dalla
Terra.
“Mi chiamo Tanu Pellico, mi trovo rinchiuso nella cella 1364 della
prigione di Arcoraz, roccaforte di pietra dalla quale è impossibile
scappare. Ho varcato i cancelli di questo inferno in terra 10 anni
fa. Questa è la mia storia.
Ero
appena rientrato nella mia italica patria, dopo anni di vita all’estero,
durante i quali avevo studiato a fondo le arti marziali, avevo trovato
moglie e avevo conosciuto l’oracolo del rugby, Jeppo, sacro maestro
della Antica Scuola dei Jeppsons. Benché lavorassi in un settore
che era la massima espressione del consumismo e della new economy
avevo sviluppato un senso critico verso la emergente classe dirigente
che aveva monopolizzato l’economia italiana. Benché avvertito da
più parti della pericolosità delle mie idee, ne sottovalutai i risvolti
pratici e procedetti tranquillamente ad esprimerle in pubblico.
A quel tempo la mia dolce signora era alle prese con la stesura
della sua tesi di laurea. L’oggetto principale della stessa era
l’ascesa al potere di uno dei nuovi signori dell’economia. Io ebbi
la malaugurata idea di contribuire attivamente nel descrivere le
sue malefatte. Mi sembrò un gesto di affetto verso quella che sarebbe
diventata mia moglie e, contemporaneamente, mi sentivo un novello
Robin Hood, censore dei cattivi costumi.
Passarono
degli anni, il ricordo di questo evento era affievolito. Un giorno,
in azienda, fummo invitati a riempire un formulario informativo,
nel quale ci chiedevano notizie dettagliate sulla nostra famiglia.
Accanto alla voce coniuge c’era scritto “titolo di studio” e, ahimè,
“titolo della tesi di laurea”. Un brivido freddo corse sulla mia
schiena. Tuttavia non riuscì a mentire (il mio animo nobile e gli
insegnamenti marziali che mi erano stati impartiti me lo impedivano)
e scrissi tutta la verità.
Due giorni dopo fui invitato a sostenere un colloquio con quella
che in azienda chiamavamo la “psico –polizia”.Capì che la mia fine
era giunta. Ma con animo forte affrontai la mia sorte, non senza
aver salutato moglie e figli. Il loro destino mi preoccupava, ma
sapevo già quale sarebbe stato: i miei ragazzi avrebbero partecipato
vita natural durante ad una o più trasmissioni pseudo impegnate
a sfondo pedagogico di una delle tante emittenti di proprietà del
personaggio sul quale avevo scritto. Mia moglie avrebbe dovuto assistere
a svariate puntate, recitando il ruolo della madre ora preoccupata,
ora felice, ora ansiosa o triste, a seconda delle esigenze di copione.
Forse sarebbe stata costretta a recitare la parte di colei che cercava
il marito sparito nel nulla, ma in fondo sarebbero stati salvi.
Io fui bendato e trasportato di urgenza ad Arcoraz, nella cella
1364. Qui iniziò il mio calvario senza fine.
Ogni
giorno sono indottrinato della più bieca cultura consumista. Ho
imparato a memoria milioni di jingle che definire imbecilli è poco,
leggo riviste edite da quello che chiamerò “Il signore dell’etere”
Devo seguire almeno 8 talk show al giorno e partecipare “da casa”
ad almeno 6 quiz.
Mi hanno assegnato anche un lavoro: Compro e vendo azioni di società
non meglio identificate, contribuendo all’arricchimento del mio
carnefice.
La mia unica ancora di salvezza sono le arti marziali, che riesco
a praticare per un’ora al giorno e il ricordo dei bei tempi in cui
potevo assistere alle partite di rugby con i miei amici “Virtuali”,
al pub, davanti a un buon bicchiere di birra.
I
miei compagni di sventura mi chiamano Tanu San, per rispetto e ammirazione
della mia abilità nelle arti marziali. Talvolta si siedono in cerchio
attorno a me mentre eseguo un “kata” e alla fine applaudono (io
gradisco, anche se un kata non si dovrebbe mai applaudire, ma capire
e basta) e mi chiedono di insegnare loro qualcosa. E allora parliamo,
e io racconto dell’essenza della disciplina marziale e dei valori
intrinseci di queste arti. Ma la mia mente è fuori da queste mura.
Il mio spirito è libero e il pensiero vola ai miei ragazzi e a mia
moglie. Potrò mai rivederli? Se avessi la minima idea di un posto
dove poterli nascondere scapperei da qui, per donare loro una vita
senza programmi tv per lobotomizzati. Ma in terra questo posto non
esiste, e allora resto qui, perché una mia fuga da Arcoraz significherebbe
la fine per loro. Se qualcuno pensa di potermi aiutare, lo faccia,
ve ne prego. Forse nell’ultraspazio esiste un’isola felice che io
non conosco , popolata da persone che non guardano i programmi tv
e che amano lo sport e l’amicizia. Aiutatemi se potete”
Il
Professor W non esitò un attimo.
Riunì i W-men, li divise in due squadre. Una montò sul Camper di
Rugger'One che, opportunamente camuffato da Camper di Stranamore
riuscì a strappare dalle grinfie dei produttori di una delle tante
trasmissioni tv figli e moglie di Tanu Pellico.
L’altra, trasportata dai taxi siderali di Silver Sola “Travestiti”
da macchine della Psico – Polizia, prelevarono Tanu Pellico ad Arcoraz.
Giunti al luogo dell’appuntamento furono teletrasportati su Wupland,
non prima di una aspra battaglia tra i W-men e le forze del Signore
dell’Etere. In questa battaglia si distinsero per valore sIron Man
e l’Uo-Mo-Rani, oltre al solito O’beach.
Giunti
su Wupland, moglie e figli di Tanu Pellico furono subito sottoposti
ad un processo di disintossicazione dopo il quale tornarono nel
pieno delle loro facoltà mentali.
Tanu Pellico aprì una scuola di arti marziali e da allora in poi
venne chiamato da tutti sempre e solo Venerabile Tanu San.
E ogni settimana impartiva lezioni ai W-men e organizzava viaggi
per le più svariate destinazioni a prezzi stracciati.
Memorabile fu il viaggio a Dublino, per una partita del 6 Nazioni,
durante il quale accaddero cose inenarrabili.
Ma
questa, si sa, è un’altra storia. |