La
vita scorreva placida su Wupland quando Superciuk ed Epifania partirono
per il loro viaggio.
Dopo
aver peregrinato per tutta l’estate seguendo i W-men nei loro spostamenti,
essi decisero di rendere omaggio ai loro compagni d’avventura recandosi
a salutarli presso le relative dimore, in modo da poter vedere come
passavano il tempo quando non erano impegnati in qualche avventura.
Così
Epifania fece le valigie in appena venti giorni (solitamente ci
vuole un mesetto), Superciuk fece scorta di mortadelline da utilizzare
in caso di necessità ma commise anche un errore fatale; decise,
infatti, di far leggere all’adorata Epi un preziosissimo libro che
teneva in una teca per consentirle di prepararsi spiritualmente
al viaggio. Il libro in questione, tramandato da secoli tra i Maghi
di Patavium, conteneva un’infinità di riti magici, non ultimo quello
che consentiva di attivare le mortadelline volanti, che permettevano
a Superciuk di eseguire le sue celebri magie. Epifania, però, sbadatamente
aveva sbagliato a mettere gli occhiali e, come già narrato, liberò
inavvertitamente il pericoloso Demone della Sfiga.
Ma
tant’è, i due non se ne accorsero e partirono felici alla volta
di Silverburg, dove alloggiava Silversola con la famiglia. Appena
arrivati però ebbero sentore che qualcosa non andava e, pur non
capendo precisamente cosa li turbasse, decisero di adottare una
piccola contromisura, apparentemente insignificante, ma che si sarebbe
rivelata assai utile in seguito. Rinnovarono, infatti, la Tessera
del soccorso interstellare che consentiva loro di chiamare un’astronave-attrezzi
in caso di necessità.
Messisi
in contatto con Silversola, appurarono che la Sfiga iniziava a bersagliarli.
La piccola Raquel, infatti, correndo a manetta sulla silverbicycle,
nel tentativo di coprire la distanza tra due galassie in meno di
cinque minuti (talis pater, talis filius) aveva cozzato contro
una cometa vagante, riportando una lesione all’avambraccio e necessitava
perciò di cure adeguate; Silversola stava provvedendo alla bisogna
e li pregava di attenderli presso il mare. Così fu fatto e, all’arrivo
di Silversola, iniziò veramente il W-tour, con le adeguate libagioni.
Naturalmente
"si parla di Rabbi. M’importanasega del resto ma stasera siete
a cena a hasa mia...Signorina, la mi saddire he servizio tassi c’avete
hua? La mi porti il numero pehhortesia...Guarda quel furgoncino...va
alla velocità di honfidenza..ah, no l’è tedesco. Si deve starallerta
sennò huà ti ruban hlienti e un te n’haccorgi nemmeno."
Dopo
aver alloggiato gli ospiti presso un Hotel appena appena decoroso
(15 locali + quadrupli servizi e cucina!!) venne fissato l’appuntamento
per la cena al quale il prode Silver sì presentò IN RITARDO. Ebbene
si; tardò di... 5 minuti, giusto per essere in linea col mito.
A
hasa, pardon a casa, incontrarono il resto della Silvertribe; la
piccola Raquel col braccio ingessato, le Silvermignon, SilenzioparlAgnese
ed Auroraboreale e la magnifica Silverwife (he allei Vissani le
fa na sega) che aveva approntato un banchetto degno di O’Beach,
in onore del quale si mangiò con metodo e disciplina.
La
serata trascorse in letizia, gestita magistralmente da Silverwife,
regina incontrastata del focolare, movimentata dalle Silvermignon
che non stavano ferme un attimo e dal Silver che aveva deciso di
trasformare il gesso di Raquel in un nuovo prototipo di scolapasta
e si divertiva a bucherellarlo con un ferro da calza.
A
fine serata, tutti a nanna e appuntamento per l’allenamento dell’indomani.
Già, l’allenamento; Epifania fece il giro della pineta di corsa
chissà quante volte, mentre gli altri due, pur ansimando come cavalli
da tiro, seguivano il programma impartito da SironMan. Si doveva
pur iniziare a preparare il Wup Match!
Lasciata
a malincuore Silverburg i due partirono alla volta di Princetown,
dove avrebbero trascorso la notte ospiti del Principe sirenetto.
Fu un viaggio lento e faticoso in quanto Epifania dormiva e le mortadelline
che trainavano l’astronave, essendosene accorte, avevano deciso
di non tirarsi troppo il collo, risparmiandosi in previsione di
future galoppate "alla Epi".
Verso
sera, ecco Princetown, gigantesca città, dotata di tchraffico intenso,
anche se leggermente inferiore a quello di Palemmo, nella quale
si dovette cercare il castello del Principe. Epifania alla guida,
Superciuk alla navigazione.
Epi
però continuava ad avere problemi con gli occhiali (il Demone le
aveva invertito le lenti, ‘sto maledetto) e non vedeva nemmeno dei
cartelli stradali grandi come l’Empire State Building. Perciò ci
misero un po’ a trovare il castello che fu comunque raggiunto in
tempo per una libagione di benvenuto. L’unico problema riguardava
il parcheggio, infatti il perfido Veltronazz, signore di Princetown,
aveva permesso la sosta solo alle astronavi che pagavano, scatenando
contro le altre la sua celebre pattuglia di cani da multa, The Pizzardons.
Così si decise di pagare per la notte ed il Principe disse: "Nun
te preoccupà, a Superciuk, io me svejo sempre presto, dimani te
metto artre monetine p’er parcheggio."
Epifania,
nel frattempo, si accorse di alcuni indumenti che, sollevato il
coperchio del cesto della roba sporca, la guardavano di sottecchi
sghignazzando senza ritegno. Sdegnata da un tale irrispettoso atteggiamento
decise di punire i perfidi panni e li infilò nella lavatrice. Pur
rovistando a destra e a manca non si trovò traccia di ammorbidente
ed il bucato fu fatto senza l’utilizzo del necessario balsamo.
Il
risultato lo potete immaginare! Le camicie del Principe stavano
in piedi da sole e, quando si tentava di piegarle, emettevano sinistri
scricchiolii. Epifania si lanciò allora in uno dei suoi celebri
monologhi di reprimenda, spiegando allo sventurato Principe la necessità
dell’utilizzo dei vari Vernel e Coccolini, concentrati o meno.
Si
decise di cenare a casa ed il Principe proferì la famosa frase "C’ho
dei sughi pronti da quarche pparte". Detto questo iniziò a
scalare armadi, rovistare credenze e ribaltare bauli, finché tutto
l’occorrente per la pasta fu trovato.
Durante
la cena, a sorpresa, comparve Bibo Wallace/Turtle che si trovava
da quelle parti ed era venuto a rendere omaggio ai viaggiatori (Damme
na bbirra, a GGì).
Qui
il Demone usò un fine stratagemma: riuscì a fare in modo che il
povero Bibo non potesse parlare del Rugby in quanto Sport (si noti
la maiuscola) moralmente ed educativamente superiore a tutti gli
altri. Il malcapitato passò la serata a disquisire di bombole, erogatori,
miscele azotate e non, narcosi, profondimetri, eccetera.
Mai
vista una cosa simile! Mai visto nemmeno Bibo bere una sola lattina
di birra in una serata! Mai visto nemmeno il servizio di Stream
sul Beach Rugby che qualche buontempone ci aveva dato per certo
in programmazione all’una e che si tentò di vedere al Pubsottocasa
(noto ritrovo dei W-men prima della tappa di Maccarese) nonostante
la palpebra che faceva Bungee-jumping.
Passò
la notte e suonò la sveglia. Superciuk si alzò per preparare le
monete e dalla camera accanto giunse la voce: "Mò ce vado io,
a Superciuk." Dopo una mezzora Superciuk scese a sfamare la
macchinetta del parcheggio, dato che il prode Principe insonne russava
quasi come O’Beach nei suoi momenti migliori. Vatti a fidare!
Venne
il momento di partire ed i tre supereroi si salutarono, dandosi
appuntamento per il Wup Day, sempre più vicino.
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