Il Viaggio di Superciuk & Epifania

Parte 1 - Dove si narra di Silverburg e Princetown

 

La vita scorreva placida su Wupland quando Superciuk ed Epifania partirono per il loro viaggio.

Dopo aver peregrinato per tutta l’estate seguendo i W-men nei loro spostamenti, essi decisero di rendere omaggio ai loro compagni d’avventura recandosi a salutarli presso le relative dimore, in modo da poter vedere come passavano il tempo quando non erano impegnati in qualche avventura.

Così Epifania fece le valigie in appena venti giorni (solitamente ci vuole un mesetto), Superciuk fece scorta di mortadelline da utilizzare in caso di necessità ma commise anche un errore fatale; decise, infatti, di far leggere all’adorata Epi un preziosissimo libro che teneva in una teca per consentirle di prepararsi spiritualmente al viaggio. Il libro in questione, tramandato da secoli tra i Maghi di Patavium, conteneva un’infinità di riti magici, non ultimo quello che consentiva di attivare le mortadelline volanti, che permettevano a Superciuk di eseguire le sue celebri magie. Epifania, però, sbadatamente aveva sbagliato a mettere gli occhiali e, come già narrato, liberò inavvertitamente il pericoloso Demone della Sfiga. [1]

Ma tant’è, i due non se ne accorsero e partirono felici alla volta di Silverburg, dove alloggiava Silversola con la famiglia. Appena arrivati però ebbero sentore che qualcosa non andava e, pur non capendo precisamente cosa li turbasse, decisero di adottare una piccola contromisura, apparentemente insignificante, ma che si sarebbe rivelata assai utile in seguito. Rinnovarono, infatti, la Tessera del soccorso interstellare che consentiva loro di chiamare un’astronave-attrezzi in caso di necessità.

Messisi in contatto con Silversola, appurarono che la Sfiga iniziava a bersagliarli. La piccola Raquel, infatti, correndo a manetta sulla silverbicycle, nel tentativo di coprire la distanza tra due galassie in meno di cinque minuti (talis pater, talis filius) aveva cozzato contro una cometa vagante, riportando una lesione all’avambraccio e necessitava perciò di cure adeguate; Silversola stava provvedendo alla bisogna e li pregava di attenderli presso il mare. Così fu fatto e, all’arrivo di Silversola, iniziò veramente il W-tour, con le adeguate libagioni.

Naturalmente "si parla di Rabbi. M’importanasega del resto ma stasera siete a cena a hasa mia...Signorina, la mi saddire he servizio tassi c’avete hua? La mi porti il numero pehhortesia...Guarda quel furgoncino...va alla velocità di honfidenza..ah, no l’è tedesco. Si deve starallerta sennò huà ti ruban hlienti e un te n’haccorgi nemmeno." [2]

Dopo aver alloggiato gli ospiti presso un Hotel appena appena decoroso (15 locali + quadrupli servizi e cucina!!) venne fissato l’appuntamento per la cena al quale il prode Silver sì presentò IN RITARDO. Ebbene si; tardò di... 5 minuti, giusto per essere in linea col mito.

A hasa, pardon a casa, incontrarono il resto della Silvertribe; la piccola Raquel col braccio ingessato, le Silvermignon, SilenzioparlAgnese ed Auroraboreale e la magnifica Silverwife (he allei Vissani le fa na sega) che aveva approntato un banchetto degno di O’Beach, in onore del quale si mangiò con metodo e disciplina.

La serata trascorse in letizia, gestita magistralmente da Silverwife, regina incontrastata del focolare, movimentata dalle Silvermignon che non stavano ferme un attimo e dal Silver che aveva deciso di trasformare il gesso di Raquel in un nuovo prototipo di scolapasta e si divertiva a bucherellarlo con un ferro da calza.

A fine serata, tutti a nanna e appuntamento per l’allenamento dell’indomani. Già, l’allenamento; Epifania fece il giro della pineta di corsa chissà quante volte, mentre gli altri due, pur ansimando come cavalli da tiro, seguivano il programma impartito da SironMan. Si doveva pur iniziare a preparare il Wup Match!

Lasciata a malincuore Silverburg i due partirono alla volta di Princetown, dove avrebbero trascorso la notte ospiti del Principe sirenetto. Fu un viaggio lento e faticoso in quanto Epifania dormiva e le mortadelline che trainavano l’astronave, essendosene accorte, avevano deciso di non tirarsi troppo il collo, risparmiandosi in previsione di future galoppate "alla Epi".

Verso sera, ecco Princetown, gigantesca città, dotata di tchraffico intenso, anche se leggermente inferiore a quello di Palemmo, nella quale si dovette cercare il castello del Principe. Epifania alla guida, Superciuk alla navigazione.

Epi però continuava ad avere problemi con gli occhiali (il Demone le aveva invertito le lenti, ‘sto maledetto) e non vedeva nemmeno dei cartelli stradali grandi come l’Empire State Building. Perciò ci misero un po’ a trovare il castello che fu comunque raggiunto in tempo per una libagione di benvenuto. L’unico problema riguardava il parcheggio, infatti il perfido Veltronazz, signore di Princetown, aveva permesso la sosta solo alle astronavi che pagavano, scatenando contro le altre la sua celebre pattuglia di cani da multa, The Pizzardons. Così si decise di pagare per la notte ed il Principe disse: "Nun te preoccupà, a Superciuk, io me svejo sempre presto, dimani te metto artre monetine p’er parcheggio." [3]

Epifania, nel frattempo, si accorse di alcuni indumenti che, sollevato il coperchio del cesto della roba sporca, la guardavano di sottecchi sghignazzando senza ritegno. Sdegnata da un tale irrispettoso atteggiamento decise di punire i perfidi panni e li infilò nella lavatrice. Pur rovistando a destra e a manca non si trovò traccia di ammorbidente ed il bucato fu fatto senza l’utilizzo del necessario balsamo.

Il risultato lo potete immaginare! Le camicie del Principe stavano in piedi da sole e, quando si tentava di piegarle, emettevano sinistri scricchiolii. Epifania si lanciò allora in uno dei suoi celebri monologhi di reprimenda, spiegando allo sventurato Principe la necessità dell’utilizzo dei vari Vernel e Coccolini, concentrati o meno.

Si decise di cenare a casa ed il Principe proferì la famosa frase "C’ho dei sughi pronti da quarche pparte". Detto questo iniziò a scalare armadi, rovistare credenze e ribaltare bauli, finché tutto l’occorrente per la pasta fu trovato.

Durante la cena, a sorpresa, comparve Bibo Wallace/Turtle che si trovava da quelle parti ed era venuto a rendere omaggio ai viaggiatori (Damme na bbirra, a GGì) [4] .

Qui il Demone usò un fine stratagemma: riuscì a fare in modo che il povero Bibo non potesse parlare del Rugby in quanto Sport (si noti la maiuscola) moralmente ed educativamente superiore a tutti gli altri. Il malcapitato passò la serata a disquisire di bombole, erogatori, miscele azotate e non, narcosi, profondimetri, eccetera.

Mai vista una cosa simile! Mai visto nemmeno Bibo bere una sola lattina di birra in una serata! Mai visto nemmeno il servizio di Stream sul Beach Rugby che qualche buontempone ci aveva dato per certo in programmazione all’una e che si tentò di vedere al Pubsottocasa (noto ritrovo dei W-men prima della tappa di Maccarese) nonostante la palpebra che faceva Bungee-jumping.

Passò la notte e suonò la sveglia. Superciuk si alzò per preparare le monete e dalla camera accanto giunse la voce: "Mò ce vado io, a Superciuk." Dopo una mezzora Superciuk scese a sfamare la macchinetta del parcheggio, dato che il prode Principe insonne russava quasi come O’Beach nei suoi momenti migliori. Vatti a fidare!

Venne il momento di partire ed i tre supereroi si salutarono, dandosi appuntamento per il Wup Day, sempre più vicino.



[1] Cfr. AA.VV.:“Superciuk, Epifania e il Demone della Sfiga”, Racconto tratto da “La saga di Wupland”; Edizioni WUP, 2002

[2] Per traduzioni si consiglia AA.VV.:”Il Vernacolo stretto di Silverland, piccolo manuale grammaticale” e “Vernacovocabolarius”; Edizioni Ihatethependentower, 2001

[3] Per traduzioni si consiglia AA.VV.:”Il Princetownese arcaico; piccolo dizionario ragionato” Edizioni Viterbpress, 2001.

[4] Cfr Nota 3 per la traduzione. Per le inflessioni idiomatiche invece si consulti “The hundredholes speech” Edizioni Nunsoabruzzese, 2000.