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Domenica sera. Ore
21,40
Il vecchio campo, perso
tra le brume di quel rigido inverno, giaceva silenzioso e solenne
in quella brughiera di periferia. Un campo squadrato, spianato e
regolare, differente dagli altri campi e prati vicini che erano
gibbosi, incolti, alcuni parevano discariche.
Questo campo no.
Il bagliore arancione
delle luci della tangenziale, sullo sfondo lattiginoso della nebbia,
lasciava appena intravedere le linee bianche e diritte tracciate
su quel campo: evidente segno di mano sicura ed esperta.
Alcune erano come strisce continue.
Altre vezzosamente e sapientemente tratteggiate, tanto da sembrare
il lezioso maquillage di una bella signora
.
Poi quelle strane porte ad acca, l'una che guardava l'altra, con
i pali che sembravano braccia protese verso il cielo, aperte ed
innalzate, imploranti come preghiera, chissà quale supplica,
chissà quale perdono.
In lontana, dalla ferrovia, si udiva il triste e sferragliante rumore
dei treni merci notturni
In quel campo, come spazio metafisico, non un movimento.
Ma nell'angolo più buio e nascosto, proprio in fondo alla
recinzione metallica, nella zona più morta di quel terreno
di gioco,ecco intravedersi una forma allungata e familiare: un pallone.
Era Gilberto, il veterano,
il più anziano dei palloni. Differente dagli altri più
giovani e nervosi, vestiti di quei nuovi e moderni materiali sintetici.
Orgoglioso della sua allungata sfericità, giaceva solo ed
ancora stanco della partita del pomeriggio. Anche questa volta,
la sua pelle -vera pelle- aveva retto a quei calci di rinvio, a
quelle trasformazioni, a quell'astuto drop.
Persino a quello stupido e rabbioso calcio rifilatogli da quel giocatore
della squadra perdente, non appena l'arbitro aveva fischiato la
fine.
Perché dopo non era tornato a raccoglierlo?
.
Era preoccupato Gilberto: non era mai successo rimanere per tanto
tempo dimenticato e solo.
Possibile che il custode non l'avesse cercato ancora una volta?
E nemmeno i ragazzi, che conosceva tutti, si erano dimenticati di
lui
?.
Ore 23,00
Il freddo cominciava
a farsi sentire: la preoccupazione diventava pian piano tristezza.
Ora Gilberto ripensava a tutti i momenti belli e felici: quella
volta che c'era anche lui alle selezioni regionali, alle foto di
gruppo prima della partita, vicino i pali, lui al centro del gruppo,
le mani del capitano che lo appoggiavano al terreno quasi accarezzandolo
..
Poi le mille touche, le innumerevoli introduzioni, sempre docile
ed obbediente ai lanci, l'attenzione allo stare fermo sulla piazzola
prima dei piazzati, quei voli che il mediano gli faceva fare quando
lo lanciava all'apertura.
Poi un atterraggio e di nuovo al primo centro che, con una rapida
carezza lo rilanciava fino all'ala con un altro volo inebriante.
E ancora il toccato a terra
meta, la gioia, la felicità,
qualche volta anche il pianto di quei ragazzi
..
Perché nessuno lo viene a cercare?
fa freddo
.gli
altri palloni a quest'ora sono nel magazzino, al riparo e a raccontarsi
le loro partite
.Forse chiederanno di lui
..
Ore 23.10
Il fumo e l'odore della
pizzeria impregna tutta l'aria del locale. E' appena finito il terzo
tempo, i ragazzi se ne sono andati tutti. Sono rimasti Angelo il
magazziniere ed Umberto,
il vecchio accompagnatore. Terzo tempo dopo una vittoria vuol dire
allegria a volontà.
Angelo succhia il suo solito mezzo toscano: stanno facendo l'ennesima
discussione che non li troverà mai d'accordo. La birra comincia
a fare il suo effetto, la grigliata di costine sta mettendo a dura
prova il loro metabolismo
poi il discorso finisce
su Gilberto.
"Ma come fai a dire che non lo hai trovato, ma sei sicuro di
averlo cercato per bene?"
gli dice quasi sgridandolo, il vecchio Umberto.
"Cosa sto ancora a perdere tempo
è un pallone
vecchio ormai
..prima o dopo verrà fuori, altrimenti
basta, ci sono i nuovi
" taglia corto Angelo.
Ore 23.40
La nebbia sembra diradarsi,
ora un cielo pieno di stelle comincia ad allargarsi verso la periferia
e sul campo dove Gilberto insegue i suoi pensieri.
Le sue tristezze diventano lacrime, che si mimetizzano e si mescolano
con la brina che lo avvolge.
Quella fredda e chiara luna che sta apparendo lo fanno brillare
ancora di più in quella notte che, piano piano diventa sempre
più luminosa, serena, quasi di pace.
Anche il traffico, laggiù sulla tangenziale è diminuito.
Quella di Gilberto ora è angoscia: nemmeno quelle luci intermittenti,
lassù in alto, forse aerei diretti al vicino aeroporto, riescono
a distrarlo.
Anche Gilberto sta capendo che forse
..noo!
.noo!
Non vuole ammetterlo, non è possibile che il tempo sia passato
così velocemente
.
vecchio
.dimenticato
oramai inutile
..finito
.
Ore 23.55
Ma cosa succede lassù
quelle
luci che si avvicinano, quasi volessero atterrare sul campo
Gilberto,
che ha notato quei bagliori,si vede illuminato sempre più
da quei fasci luminosi che lo raggiungono
.lo vedono.
"Ciao Gilberto
.eccoci, siamo arrivati
.. dai
..ora
giochiamo noi" gli dice la prima figura che si materializza
da quelle luci: tutto bianco, maglia, calzoncini e calzettoni immacolati.
Poi tutti gli altri, uguali, eterei
.luminosi
Quello con la fascia al braccio, il capitano, lo raccoglie.
E' una carezza più dolce e soffice del solito e Gilberto
fa appena in tempo a scorgere il numero otto che porta sulla schiena.
Poi il primo passaggio, un volo leggero ed aereo verso l'altro compagno,
poi un altro, poi un altro ancora
tutti in sostegno,
tutti vicino a raccogliere Gilberto, a fare un calcio, a raccoglierlo
al volo
.al volo
.su
.sempre più su
più
in alto
.
Spazio e tempo non esistono più per Gilberto
ora
gioca una partita in un campo che non è più terreno,
non ci sono più porte
non ci sono avversari
solo
quei ragazzi
..e tanti altri che si aggregano, tutti con la
maglia immacolata, i calzettoni bianchi
..e ancora su
.su
.tra
un passaggio ed un incrocio, un salto del centro ed inserimento
dell'estremo
.in questa strana partita a vuoto, senza avversari
..
Ora il silenzio è rotto da un lontano campanile che scocca
dodici rintocchi
.
Ore 24
I passaggi sono più
rapidi e frenetici, Gilberto vuole rendersi conto che è tutto
un sogno, specialmente ora che, quasi a capofitto, nelle mani del
suo capitano sta avvicinandosi in un nuovo paesaggio
sereno
dolce.
Ora non sono più passaggi: tutti gli altri nuovi e bianchi
giocatori si avvicinano ad una strana porta, illuminata da una luce
più intensa di quelle che ha visto in questa notte magica
a Santa.
Anche il nuovo silenzio è diverso da quello appena vissuto
.non
si gioca
eppure ecco gli strani spettatori che si avvicinano
in quello ancor più strano stadio fatto di grotte e piccole
caverne.
Una in particolare, dove tutti si avvicinano.
I giocatori vestiti di bianco si avvicinano anche loro
ecco:
i protagonisti di questa nuova partita sono solo tre
uno
è in fasce, forse nato da poco, dentro quella grotta senza
tribune, al freddo e con lo spogliatoio senza docce.
Gli spettatori, i primi, sono solo due per adesso: uno docile come
un asinello, l'altro -forse pilone- possente come un bue.
Gli altri sparuti spettatori si avvicinano: portano modesti doni
a quella giovane coppia di sposi.
Anche il numero otto, lui solo, si avvicina, adorante a quella piccola
mangiatoia piena di vagiti e di paglia.
Gilberto, che porta ancora con sé, è l'unico dono
che può offrire.
Si inginocchia e lo posa tra il bue e quel giovane padre.
Il primo giocattolo per Gesù Bambino.
Poi raggiunge i suoi giocatori, che una divina metamorfosi li ha
fatti ritornare angeli. Li raggiunge lassù a cantare con
loro.
"Pace in terra agli uomini di buona volontà"
Ore 00,25
Gilberto, stanco e felice
si addormenta al suono di quei cori ed al caldo di quella grotta.
.e
buon Natale a tutti.
(Ruggero Rizzi, 23 dicembre '01)
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