|
Solo
il rugby può compiere certe pazzie. Alcuni anni fa molti appassionati
di rugby si sono ritrovati su internet fondando il primo club ad
inviti nato dalla rete: Gli All Bluff.
Successivamente
quando si è voluto dare agli All Bluff una dimensione meno virtuale
si è deciso di istituire la prima squadra che portasse il loro nome;
l’occasione era il campionato nazionale beach rugby 2001.
Fu
così che due testardi sognatori che rispondono al nome di Max Napolitano
(Spidermax) e Fabrizio Ianni (Bibo Turtle/Wallace) hanno provato
a dare corpo al progetto.
Data
la natura virtuale del club il reclutamento è iniziato tramite e-mail.
Le difficoltà sono state insormontabili, distanze geografiche, età
dei membri ed altri problemi hanno reso il reclutamento difficilissimo,
tanto per essere espliciti mi piace raccontare di un’ e-mail che
ho ricevuto da un socio. In questa e-mail egli mi raccontava che
navigando in internet aveva raggiunto il sito degli All Bluff e
si era iscritto come hanno fatto tutti i soci; tuttavia c’era un
piccolo particolare:” Bibo”, mi raccontava la persona in questione
nella sua e-mail:” Sono un veneto e vivo da 40 anni a Rio de Janeiro,
ho 83 anni e sto da 40 in un paese dove la palla la vedono ovale
solo quando sono ubriachi, da giovane ho giocato a rugby in Italia,
ma come potrai capire non credo che potrò essere dei vostri al beach
rugby”. Di fronte ad e-mail del genere vengono le lacrime agli occhi.
In
ogni caso partimmo per l’avventura beach rugby ed alle prime tappe
andammo pur sapendo di essere in numero insufficiente per giocare,
ma tramite rocamboleschi reclutamenti in loco riuscimmo sempre a
mettere una formazione in campo e a lottare per la nostra maglia.
Cominciammo
a conoscerci tra noi perché prima ci eravamo solo scritti in internet.
Provenivamo da tutte le parti d’Italia, Lazio, Campania, Sicilia,
Toscana e tanti altri posti.
Scattò
così una magia di un’amicizia nata giocando a rugby. Quando giochi
a rugby dai tutto per i tuoi compagni di squadra, ti fai ammazzare
affinché loro possano produrre gioco, e spesso metti la tua incolumità
fisica nelle loro mani e vi posso assicurare che fa uno strano effetto
farlo con gente che hai conosciuto 5 minuti prima che inizi la partita
con la quale sino a quel momento avevi solo chattato in rete.
Il
Dio del rugby esiste: perché ha fatto sì che tutti i ragazzi che
hanno preso parte a questa avventura concepissero il rugby allo
stesso modo: “il rugby è amicizia e divertimento, il resto sono
dettagli”.
Con
la simpatia abbiamo conquistato l’affetto di pubblico e avversari
che rimanevano increduli quando sentivano di gente che partiva il
venerdì sera, magari dalla Sicilia, viaggiando 12 ore in pullman
di notte giocare il week-end, tornare (malconci) la domenica notte
per arrivare il lunedì mattina giusto in tempo per entrare in ufficio.
Il
gruppo si è allargato e abbiamo avuto persino giocatori dall’Inghilterra,
magari (come nel caso di “Bubbles”) conosciuti davanti ad una pinta
di birra per il 6 Nazioni, con relativo scambio di e-mail, passati
8 mesi, basta un messaggio: “Bubbles vieni a giocare il beach rugby?”
“ Sì Bibo vienimi a prendere all’aeroporto il giorno tale”. Solo
quando fui a Fiumicino mi resi conto che avevamo conversato per
15 minuti davanti a diverse birre, eravamo ubriachi e dopo 8 mesi…
sì, cavolo non mi ricordavo più che faccia avesse e lui tanto meno
con la mia. Incredibile, per fortuna ci individuammo, i rugbisti
si riconoscono subito.
Cominciammo
così ad amalgamarci, e nacquero i primi motti e canti, uno di questi,
il più rappresentativo fu introdotto da Umberto “Psycho” Bonaccorsi,
l’anima siciliana del gruppo: Viva ‘u Pacchiu!! Che in Siciliano
vuol dire Viva La f…. vabbè avete capito.
Cantandolo
qui e lì è diventato il nostro coro, a tal punto che abbiamo deciso
di farne un acronimo WUP ( W U Pacchiu), di qui il nome di WUP GROUP.
Continuiamo
a frequentarci e vederci nelle più disparate occasioni e solo le
distanze territoriali ci impediscono di mettere su una squadra di
15 da iscrivere al campionato di serie C. Per il momento ci accontentiamo
di essere come i Barbarians, abbiamo anche un motto: “In Tertio
tempore nemo nos domat” (Trad. “Nel Terzo Tempo nessuno ci batte”).
Nata
per gioco ne è venuta fuori una bella realtà di amicizia.
Storie
di rugby! |